Noci: “Open data? La PA non è pronta”

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Corriere delle Comunicazioni pubblica una breve intervista a Giuliano Noci, ordinario di Marketing presso il Politecnico di Milano ed esperto di e-government. Una voce critica nei confronti dell’entusiasmo (non rispetto al concetto in sé) sollevato dagli Open Data.

Noci: “Open data? La PA non è pronta”.

In sintesi, la posizione del professore si può riassumere nella necessità di assegnare ad altre linee di azione maggiore priorità in direzione dell’attuazione di un vero e proprio e-gov. Soddisfatte queste, sarà sensato affrontare il tema degli open data. In primis: la digitalizzazione dei servizi di back office.h

Ostacoli alla diffusione (e all’utilizzo) degli Open Data

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Oggi su ilSole24Ore.com si parla di Open data cercando di mettere in luce quelli che possono essere le principali problematiche relative alla loro adozione / diffusione / utilizzo. L’autore dell’articolo mette in luce queste criticità (consultando altri esperti sul tema):

  1. ostacoli culturali: c’è chi pensa che rendere aperti i dati possa creare problemi alle amministrazioni stesse; la trasparenza è considerata da tutti un valore ma può accadere che non la si voglia per sé o per la propria organizzazione…
  2. ostacoli organizzativi / tecnici: le amministrazioni hanno prodotto negli anni una mole impressionante di dati e di applicazioni per gestire questi dati… portarli alla luce può essere un’operazione lunga e problematica.

Ecco il link all’articolo completo.

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-02-10/casa-vetro-stato-194354.shtml?uuid=AanG3zpE

Ci permettiamo di aggiungere un terzo fattore, di ordine economico: l’assenza, ad oggi, di un mercato così ampio da attirare sui dati pubblici l’interesse di aziende e professionisti. Si farà e crescerà anche in funzione di quanto i primi due punti saranno soddisfatti e superati. Tuttavia lo sviluppo di una “domanda” matura di dati aperti potrebbe indurre le amministrazioni a produrne di più e meglio.

Dati a 5 stelle

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Negli articoli di approfondimento sul tema Open Data viene spesso richiamato un concetto espresso da Tim Berners Lee in un suo testo del 2006, successivamente integrato nel 2010 proprio per incoraggiare governi e altri enti pubblici a rilasciare dati in formato aperto. Anzitutto ecco il link all’articolo:

Linked Data – Design Issues

Questo testo non parla espressamente di Open Data (il tema vero è proprio è il Semantic Web) ma è un vero e proprio manifesto indiretto dell’argomento. L’aggiunta del 2010 è servita infatti a introdurre il concetto di “linked open data”, ossia quel particolare tipo di dato strutturato semanticamente che viene pubblicato in rete con licenze di consultazione e d’uso poco restrittive (si citano per esempio le licenze Creative Commons oppure le licenze nazionali come quella britannica).

In questa occasione viene introdotta una scala a cinque stelle per misurare quanto i dati siano non solo formalmente ma anche sostanzialmente aperti e accessibili.

TBL indica questi cinque criteri (da me tradotti), per ciascuno dei quali assegna una “stella” se il dataset lo rispetta:

  1. Il dato è disponibile sul web (in qualsiasi formato) ma con una licenza aperta affinché possa essere considerato Open Data
  2. Il dato è disponibile in un formato strutturato che può essere interpretato da un software (per esempioun foglio di calcolo Microsoft Excel al posto di un’immagine scansionata di una tabella)
  3. Il dato è in un formato strutturato (vedi il punto 2) e inoltre questo formato non è proprietario (nell’esempio di prima, CSV è un formato migliore di Microsoft Excel in quanto non soggetto a licenza)
  4. Oltre a rispettare tutti i criteri precedenti, il dato fa uso di standard aperti definiti da W3C (come RDF e SPARQL) per identificare oggetti, cosicché le persone possono far riferimento (programmatico, NdT) alle tue risorse
  5. Il dato rispetta tutti gli altri criteri e inoltre contiene collegamenti ad altri dati al fine di fornire un contesto alle proprie informazioni.

Sicuramente un modo chiaro ed elegante per esprimere i concetti di fondo di questo approccio. Tanto che alcuni hanno già provveduto a realizzare dei badge da apporre nelle pagine di download dei dataset aperti:

http://lab.linkeddata.deri.ie/2010/lod-badges/

Gli open data fanno risparmiare

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Il magazine Agora Vox rende nota una curiosa e interessante notizia:

http://www.agoravox.it/Open-data-la-Gran-Bretagna.html

A quanto pare il governo britannico ha affermato che grazie alla pubblicazione di dati aperti in relazione alle proprietà immobiliari governative sono stati risparmiati oltre 100 milioni di sterline nei primi tre trimestri del 2011 (per il dato definitivo sull’anno si dovrà aspettare un po’). A quanto pare questo risparmio è stato possibile perché la gestione trasparente dei dati ha concesso un’amministrazione più controllata ed efficace degli immobili, evitando per esempio le nuove acquisizioni e potendo valutare con maggior precisione le disponibilità di spazio e risorse di ciascun edificio.

Tim Berners-Lee: “Tutti i nostri dati valgono oro”

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La Stampa traduce e ripubblica l’articolo di Tim Berners Lee e di Nigel Shadbolt sugli Open Data, uscito il 31 dicembre scorso su The Times

Tim Berners-Lee: “Tutti i nostri dati valgono oro”.

Un’analisi della legge piemontese sugli Open Data

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Ernesto Belisario pubblica un commento alla recente legge regionale piemontese sugli Open Data. Una lettura agile ma precisa per valutare sia la portata del provvedimento sia gli aspetti che si possono migliorare.

L’Open Data diventa un diritto?.

Come gli Open Data si inseriscono nel nostro ordinamento normativo

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Pierpaolo Bagnasco pubblica un’interessante analisi sul rapporto tra gli Open Data e alcune normative vigenti in Italia, con particolare riferimento alle questioni di Trasparenza, Diritto d’autore e Privacy.

Open data: opportunità e rischi

L’articolo mette in luce alcune problematiche che rendono evidente la necessità di nuovi accorgimenti normativi per consentire un utilizzo degli open data in modo sereno e costruttivo.

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