Dati a 5 stelle

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Negli articoli di approfondimento sul tema Open Data viene spesso richiamato un concetto espresso da Tim Berners Lee in un suo testo del 2006, successivamente integrato nel 2010 proprio per incoraggiare governi e altri enti pubblici a rilasciare dati in formato aperto. Anzitutto ecco il link all’articolo:

Linked Data – Design Issues

Questo testo non parla espressamente di Open Data (il tema vero è proprio è il Semantic Web) ma è un vero e proprio manifesto indiretto dell’argomento. L’aggiunta del 2010 è servita infatti a introdurre il concetto di “linked open data”, ossia quel particolare tipo di dato strutturato semanticamente che viene pubblicato in rete con licenze di consultazione e d’uso poco restrittive (si citano per esempio le licenze Creative Commons oppure le licenze nazionali come quella britannica).

In questa occasione viene introdotta una scala a cinque stelle per misurare quanto i dati siano non solo formalmente ma anche sostanzialmente aperti e accessibili.

TBL indica questi cinque criteri (da me tradotti), per ciascuno dei quali assegna una “stella” se il dataset lo rispetta:

  1. Il dato è disponibile sul web (in qualsiasi formato) ma con una licenza aperta affinché possa essere considerato Open Data
  2. Il dato è disponibile in un formato strutturato che può essere interpretato da un software (per esempioun foglio di calcolo Microsoft Excel al posto di un’immagine scansionata di una tabella)
  3. Il dato è in un formato strutturato (vedi il punto 2) e inoltre questo formato non è proprietario (nell’esempio di prima, CSV è un formato migliore di Microsoft Excel in quanto non soggetto a licenza)
  4. Oltre a rispettare tutti i criteri precedenti, il dato fa uso di standard aperti definiti da W3C (come RDF e SPARQL) per identificare oggetti, cosicché le persone possono far riferimento (programmatico, NdT) alle tue risorse
  5. Il dato rispetta tutti gli altri criteri e inoltre contiene collegamenti ad altri dati al fine di fornire un contesto alle proprie informazioni.

Sicuramente un modo chiaro ed elegante per esprimere i concetti di fondo di questo approccio. Tanto che alcuni hanno già provveduto a realizzare dei badge da apporre nelle pagine di download dei dataset aperti:

http://lab.linkeddata.deri.ie/2010/lod-badges/

What is Open311? | Open311

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What is Open311? | Open311.

Se volessimo stabilire quale possa essere la prossima sfida degli open data, probabilmente dovremmo rivolgere l’attenzione verso due direttrici. La prima consisterebbe nel definire una modalità standard per la produzione di questi dati, se non altro relativamente a un dato dominio. La seconda, invece, sarebbe relativa alle modalità di condividere questi dati in modo semplice e interoperabile.

In questa direzione vanno esperienze come quella di Open311, orientata alla segnalazione, condivisione e discussione di problematiche di spazi pubblici. La standardizzazione può consentire la nascita di applicazioni e servizi trasversali a più città, per esempio. Contemporaneamente, il sistema consente agli sviluppatori terzi di interfacciarsi mediante API al database dei dati raccolti e produrre prodotti software basati su di essi.

Google Fusion Tables

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Quando Google si muove, significa che ci dobbiamo aspettare qualcosa di grosso… (non sempre, per carità, però a noi piace prendere questa iniziativa come un incoraggiamento… 🙂 ).

Non sappiamo da quando esista questo strumento, ma ci siamo imbattuti in esso nel corso delle nostre ricerche.

Si tratta di uno strumento che consente di rielaborare dati aperti con strumenti di visualizzazione avanzata, come mappe geografiche, cronologie e grafici.

Google Fusion Tables.

Promettiamo, a breve, un esperimento… Anzi, se qualcuno avesse dei dati da pubblicare… sono disponibile a usarli! 🙂

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